p 186 .

Paragrafo 2 . La lotta contro la morale.

     
Introduzione.

Il  mezzo  attraverso il quale la razionalit ha prodotto la decadenza
dell'Occidente    stato la morale. Per questo  -  nonostante  la  sua
critica non risparmi i filosofi presofisti, in particolare gli  eleati
- Nietzsche insiste nella condanna del socratismo:  con Socrate e con
Platone,  infatti,  che  l'Essere si   saldato  con  il  Bene,  e  il
conoscere con l'agir bene.
     Nel  gi  ricordato Saggio di una critica di se stesso  Nietzsche
sottolinea   come   La   nascita  della   tragedia   traesse   origine
dall'avversione alla morale.
     E   la  morale,  come  pu  poi  non  essere  una  "volont   di
distruzione  della  vita",  un segreto istinto  di  annientamento,  un
principio  di  decadenza, d'avvilimento, di calunnia, un inizio  della
fine? E, di conseguenza, il pericolo estremo? [...] Il mio istinto s'
perci  rivoltato  contro la morale in questo libro  enigmatico,  come
istinto assertore della vita, inventando una dottrina sistematicamente
opposta e una contraria valutazione della vita, puramente artistica  e
anticristiana. Come chiamarla? Come filologo e conoscitore di  parole,
non  senza  un  po'  di  libert - giacch chi  mai  conosce  il  nome
dell'Anticristo   -,  col  nome  di  un  dio  greco:   l'ho   chiamata
dionisiaca(40).
     La  nascita della tragedia considera la distruzione della  morale
(insieme  a quella della metafisica) ancora in chiave artistica,  ma
comprende  tutta l'affermazione della vita, della volont  di  vivere,
che sar al centro della predicazione di Zarathustra.
     In  Cos  parl  Zarathustra (1883), dopo aver  portato  a  fondo
l'attacco alla morale in Aurora e nella Gaia scienza, Nietzsche espone
in maniera ampia e - per certi aspetti - definitiva il suo programma
filosofico.
     Compiuto  che  ebbe  il  trentesimo anno, Zarathustra  abbandon
patria e lago natio, e and sulle montagne. Ivi god del suo spirito e
della  sua solitudine e non se ne stanc per dieci anni. Ma alla  fine
il  suo cuore si cangi, e un mattino, levatosi con l'aurora, si  mise
di  fronte  al Sole e cos gli parl: "O grande astro! Che ne  sarebbe
della tua felicit se non avessi a chi risplendere?"(41).
     Zarathustra    saggio, il suo cuore e la sua  mente  sono  ormai
ricolmi di sapienza;  giunto il momento di ridiscendere a valle,  fra
gli uomini, per donare e distribuire la sua ricchezza.
     Cos  inizia  l'opera pi famosa di Nietzsche;  ed    importante
sottolineare che inizia con un gesto d'amore verso gli uomini.
     
Le tre metamorfosi dello spirito.
     
Tutta  la  prima  parte del libro (I discorsi di Zarathustra)  riporta
l'insegnamento del saggio, ridisceso fra gli uomini, e mette a nudo la
contraddizione  di  chi  - non avendo alcuna  verit  -  si  trova  ad
insegnare.(42)
     
     p 187 .
     
     Zarathustra  si  esprime  per parabole;  il  suo  primo  discorso
preannuncia  l'essenza di tutta la sua dottrina:  egli  parla  di  tre
metamorfosi  dello spirito; cio di come lo spirito  si  fa  cammello,
quindi leone e infine fanciullo.
     La  metamorfosi,  cio l'affermazione di s da  parte  dell'uomo,
passa  attraverso la distruzione e la negazione di ci che finora  era
apparso  pi sacro: la filosofia e il cristianesimo, che nel corso  di
duemila  anni  della  loro  storia si  erano  proposti  di  alleviare,
attraverso la morale, i mali dell'uomo.
     Lo  spirito, dominato dalla morale,  come un cammello che prende
su  di  s  tutti  i  pesi del mondo, si umilia e gode  della  propria
umiliazione e dell'umiliazione della vita.
     Carico  del suo immenso fardello, il cammello si avvia  verso  il
deserto,  nella  cui  solitudine lo spirito diviene  leone  che  vuol
conquistare la sua libert e per essa combatte contro il pi  potente
di  tutti  i  draghi. Il drago si chiama tu devi  ed    coperto  di
scaglie  d'oro, su ognuna delle quali  incisa la scritta  tu  devi.
Contro  il drago, lo spirito del leone urla io voglio. I valori  pi
sacri,  i  millenari  valori  dell'uomo,  incarnati  dal  drago,  sono
sconfitti dal leone, che conquista la sua libert. Ma il leone non pu
creare  nuovi valori. Lo smascheramento e la sconfitta della  menzogna
non sono una nuova verit.
     La  libert  conquistata dal leone  libert  di  agire;  ma  per
agire  in libert, privo della certezza delle leggi morali, lo spirito
deve farsi fanciullo.
     Il  fanciullo  innocenza, oblio, un ricominciare, un gioco, una
ruota che gira da s, un primo movimento, una santa affermazione.
     S,  per  il  gioco  della  creazione    necessaria  una  santa
affermazione, o fratelli: lo spirito ora vuole la sua propria volont;
chi ha perduto il mondo vuole conquistare il suo proprio mondo(43).
     Molti  altri  filosofi,  prima  di  Nietzsche,  hanno  avuto   il
coraggio  distruttivo dello spirito che si fa leone; ma  quanti  hanno
capito che la ricostruzione, o meglio la costruzione - poich essa 
un  ricominciare da capo, un rinascere -, passa per lo spirito che  si
fa fanciullo?
     In  questo  sta la novit di Nietzsche: non solo non vuole  usare
nulla del vecchio materiale; ma coglie nello spirito del fanciullo  la
totalit dentro l'individualit.
     Il  fanciullo  identifica s con l'universo, la  propria  volont
con la totalit dell'essere, il proprio agire con l'eternit.
     L'uomo,  liberato dalle leggi eterne della morale,  dalle  verit
eterne  della  scienza, dall'eternit di un Dio  ormai  morto,  scopre
l'eternit  della  propria finitezza, una finitezza  che,  non  avendo
alcun  Assoluto a cui tendere o ritornare, garantisce il massimo della
libert.  La  libert  si  esplica nel farsi,  nel  costruirsi  -  nel
navigare  come una navicella in mezzo all'oceano -: e in questo  agire
creare  il mondo. L'uomo, quale esso  stato, pu essere oltrepassato,
da creatura pu diventare creatore. Non Dio, ma oltreuomo(44).
     
     p 188 .
     
     L'oltreuomo   un processo, un farsi della vita che rifiuta  ogni
impostazione meccanicistica.
     
Dinamismo e libert nella filosofia di Nietzsche.
     
Il  carattere  dinamico  della filosofia di Nietzsche,  come  continua
distruzione e creazione ininterrotta, fu messo in evidenza gi da  Lou
Andreas-Salom  nel  saggio  Friedrich  Nietzsche  in  seinen   Werken
(Friedrich Nietzsche attraverso le sue opere), pubblicato nel  1894;
Nietzsche  era dunque ancora vivo, anche se vittima della  follia.  La
Salom   scrive   che  il  cambiamento  d'opinione  e   l'obbligo   di
trasformarsi sono caratteristiche fondamentali del metodo di  indagine
di  Nietzsche, profondamente ancorate al cuore della sua filosofia. La
fedelt  alle proprie idee, che la maggior parte della gente considera
come  un dato positivo,  in lui sostituita da una infedelt eroica,
dall'imperativo  a  sacrificare in ogni  istante  le  convinzioni  pi
care.(45)
     Per  Nietzsche la filosofia  l'esatto contrario della  filosofia
hegeliana:  non  la storia della filosofia, ma la distruzione  della
filosofia, anche della sua stessa filosofia, in ogni istante,  proprio
nel  momento  in  cui  viene creata;  un continuo  tendere  verso  il
superamento, verso l'oltreuomo.
     A  conclusione  di  Al  di l del bene e  del  male  (1886),  nel
postludio,  o  epodo,  Da  alti  monti,  Nietzsche  si  definisce  un
lottatore  che  troppo  spesso ha vinto se stesso,  troppo  spesso  ha
lottato  contro la propria forza, ferito e impedito dalla  sua  stessa
vittoria(46). E sostiene che le convinzioni sono nemici della verit
pi pericolosi delle menzogne(47).
     Il  carattere  della  filosofia (cio del  pensiero,  cio  della
vita) come scontro, come guerra, era gi stato messo in evidenza anche
nell'aforisma 370 di Aurora (1881), quando Nietzsche pensava  di  aver
intrapreso la via della guarigione dalla decadenza:
     In  che  senso il pensatore ama il suo nemico. Mai trattenere  o
tacere  a  te  stesso qualcosa che pu essere pensato  contro  il  tuo
pensiero!  Promettilo a te stesso! Ci rientra nella prima rettitudine
del  pensare. Ogni giorno devi anche muovere contro te stesso  la  tua
campagna  di guerra. Una vittoria e una trincea conquistata  non  sono
pi  faccende tue, ma della verit, - ma anche la tua sconfitta non  
pi affar tuo(48).
     
     p 189 .
     
     Anche  alcune  pagine  di Umano, troppo umano  confermano  questo
atteggiamento:
     Dalle passioni crescono le opinioni; l'inerzia dello spirito  fa
irrigidire  queste ultime in convinzioni. Ma chi sente  di  avere  uno
spirito libero, instancabilmente vivo, pu con un continuo cambiamento
impedire  questo irrigidimento; [...]. Liberti dal fuoco,  procediamo
allora, sospinti dallo spirito, di opinione in opinione, attraverso il
mutar  dei  partiti, come nobili traditori di tutte  le  cose  che  in
genere  si  possono  tradire  -  e tuttavia  senza  un  sentimento  di
colpa(49).
     Per   aver  giurato  fedelt,  forse  addirittura  a  un  essere
puramente immaginario come un dio, per aver donato il proprio cuore  a
un  principe, a un partito, a una donna, a un ordine religioso,  a  un
artista,  a  un  pensatore,  in uno stato di  accecata  illusione  che
esercitava  un  fascino su di noi e ci faceva apparire  quegli  esseri
come  degni di ogni venerazione e di ogni sacrificio - si  ora legati
indissolubilmente?  Non  abbiamo forse proprio  allora  ingannato  noi
stessi?  Non  si  trattava  di  una  promessa  ipotetica,  fatta  alla
condizione,  sia  pure  non dichiarata, che quegli  esseri  a  cui  ci
consacravamo fossero veramente gli esseri che apparivano  alla  nostra
immaginazione?  Siamo  obbligati a rimanere fedeli  ai  nostri  errori
anche  quando comprendiamo che con questa fedelt arrechiamo danno  al
nostro  io  superiore? No, non c' nessuna legge, nessun  obbligo  del
genere;   noi  dobbiamo  diventare  traditori,  commettere  infedelt,
abbandonare sempre di nuovo i nostri ideali(50).

L'oltreuomo.
     
Quindi    chiaro  che  l'oltreuomo non pu essere  uno  stato,  ma  -
ricordiamolo  ancora una volta - un farsi, perch stato    permanere:
stato  ,  per  dirla  con Nietzsche, fedelt a se  stesso,  coerenza,
identit.
     L'oltreuomo   invece l'estremit di una corda tesa  -  secondo
l'immagine del Prologo di Zarathustra -;(51)  il limite a  cui  tende
l'uomo  nel  continuo  combattere se stesso,  distruggere  le  proprie
convinzioni, farsi oblio e fanciullo per rinascere continuamente.
     Con  un  richiamo  diretto  alle teorie  di  Darwin,  ma  in  una
prospettiva  del  tutto  diversa, Nietzsche scrive:  Che  cosa    la
scimmia  per l'uomo? Una derisione o una dolorosa vergogna.  E  questo
appunto  deve  essere  l'uomo per il superuomo: una  derisione  o  una
dolorosa  vergogna. Voi avete percorso la strada che porta  dal  verme
all'uomo,  ma  molto c' ancora in voi del verme.  Una  volta  eravate
scimmie,   e  ancora  adesso  l'uomo    pi  scimmia  di   tutte   le
scimmie(52).
     
p 190 .

Le caratteristiche dell'uomo superiore.
     
L'oltreuomo , quindi, una mta che si sposta di continuo, un continuo
superare  se  stessi:  ciascuno di noi pu intravedere  davanti  a  s
l'oltreuomo,   ma   pu,   al  massimo,   trasformarsi   in   un   suo
antenato.(53)
     Dopo  la  distruzione  delle  vecchie  tavole  della  legge,   la
scrittura  delle nuove sar un processo ininterrotto che non  arriver
mai   a   compimento;  anzi,  la  nuova  scrittura  dovr  essere   in
continuazione   cancellata   e   riscritta,   affinch   nulla   resti
immobile.(54)
     Nonostante   l'impossibilit  di  dare  nuove   norme   positive,
dall'insegnamento  di  Zarathustra  emergono  alcune   caratteristiche
dell'uomo superiore: ad esempio, nobilt e amore.
     La  nuova nobilt non ha nulla a che vedere con la stirpe  e  con
l'origine  (la  vecchia nobilt di sangue), e non pu essere  comprata
come  bottegai  e  con  oro di bottegai: la nuova  nobilt  consiste
nell'essere creatori e coltivatori e seminatori dell'avvenire.(55)
     La  nuova  nobilt non vuole umiliare nessuno,  e  in  particolar
modo  i  sofferenti;(56) la nuova nobilt  inoltre  avversaria  di
tutto ci che  volgo e dispotismo.(57)
     Il  disprezzo  di Nietzsche per il volgo non  un  disprezzo  di
classe,  perch  il volgo, come la nobilt, non  una  determinazione
sociale, ma una condizione esistenziale: il volgo  la negazione delle
differenze,  il sentirsi tutti uguali:  l'amore per il prossimo.
     Il  prossimo  -  sostiene  Nietzsche  -    il  pi  vicino,  
costituito  da coloro che sono uguali a te; nel prossimo tu  riconosci
te  stesso  e,  proprio per questo, annullandoti nel tuo  prossimo  ti
neghi  come  individuo: l'amore per il prossimo nasce  dalla  mancanza
dell'amore per s.
     Inoltre  l'amore  per  il  prossimo fa  diventare  il  diverso  -
proprio  perch lo esclude - un nemico. Il prossimo indifferenziato  
la massa, il volgo, che riconosce la propria identit solo nel gruppo:
se   metti  insieme  cinque  persone  che  si  sentono  reciprocamente
prossime,  scrive  Nietzsche,  ci  sar  sempre  un  sesto  che   deve
perire.(58)
     L'uomo  superiore - il nuovo nobile - non ama il prossimo,  bens
il  remoto, ci che  pi lontano, ci che  diverso da lui. Solo  nel
remoto  e  nel  diverso  possiamo amare l'amico,  perch  l'amore  per
l'amico  (e  l'amore  in  genere)  un donare disinteressato.  E  solo
l'uomo superiore  in grado di donare,
     
     p 191 .
     
     perch  egli  come una coppa ricolma: ha il cuore che  trabocca,
ha in s il progetto di un mondo futuro che vuol donare agli altri.
     Come  Zarathustra,  che  dopo  dieci  anni  di  solitudine  sulla
montagna  torna  fra  gli  uomini, l'uomo  superiore  dona  se  stesso
soprattutto a chi gli  pi lontano.
     L'avvenire  e  il pi lontano siano per te la  ragione  del  tuo
oggi:  nel  tuo  amico  devi  amare  il  superuomo,  come  tua  ragion
d'essere(59).
     Nella  teoria  nicciana dell'oltreuomo, per  la  quale  l'uomo  
tutto  proiettato in avanti, creatore del futuro,  compreso anche  un
recupero  del  passato. La corda tesa fra due punti, per mantenere  la
sua  tensione,  ha  bisogno  di entrambi gli ancoraggi:  l'oltreuomo
(l'avvenire)  e il passato. Solo che, come il futuro si sposta  sempre
in  avanti, cos il passato non  immobile, codificato e fossilizzato,
ma rivive continuamente nel presente.
